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il 21 ottobre del 1969 moriva l’autore di 
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KEROUAC, la rivolta di un povero beat

I tormenti di uno scrittore fra colpi di genio, illusioni e alcool

Dal CORRIERE della SERA del 21 ottobre 1999. Un articolo di Fernanda Pivano

"O Jack di luce, ecco la tua croce di tenerezza", ha scritto Allen Ginsberg di suo pugno sulla gigantografia di Jack Kerouac esposta nell’aula dell’Università del Colorado che nel 1982 ha ospitato la celebrazione del venticinquesimo anniversario della pubblicazione di SULLA STRADA (1957).
Nella fotografia Kerouac aveva al collo una grande croce, che spesso indossava nelle interviste per affermare il cattolicesimo suo e di sua madre; anche se da anni studiava il buddhismo hinayana e ha lasciato un grosso libro (pubblicato postumo nel 1997 col titolo (UN PO’ DI DHARMA) cominciato già il 18 febbraio del 1955 col titolo BUDDHA CI DICE, dove ha confidato la tentazione di suicidarsi con i barbiturici.
In quel 1955 SULLA STRADA era già scritto. Kerouac l’aveva cominciato nel 1950, scrivendo in un giorno un lungo brano del libro, riprendendo il manoscritto il 2 aprile 1951 completandolo come un’ode elegiaca a Neal Cassady (il suo compagno di avventure cantato in SULLA STRADA), offrendolo a tre editori che lo hanno rifiutato e lasciandolo nei cassetti della Viking Press, dove Malcolm Cowley, grandissimo intellettuale della Generazione Perduta, è riuscito a farlo pubblicare solo nel 1957: entro il 1988 il libro avrebbe venduto tre milioni di copie.
A inventare l’espressione beat è stato Kerouac, che del gruppo Ginsberg – Burroughs – Corso è stato sicuramente il genio. L’ha inventata intorno al 1942 nell’appartamento dove era ospite di Eddie Parker, poi diventata sua moglie, e di Joan Vollmer, che sarebbe diventata la moglie di William Burroughs: un appartamento che fa parte della leggenda beat perché in quegli anni vi si è delineata la semantica che avrebbe trasformato il costume e la vita di molte generazioni di uomini.
Da questa semantica sono nati gli anni Sessanta con le loro ribellioni e la loro ansia di trasformare il mondo.
Né sono state espressioni la rivolta contro il sentimentalismo caro agli anni Trenta, la liberazione stilistica dalle lentezze della prosa "alta" che si è espressa nei due decaloghi di Kerouac dedicati alla prosa spontanea, la passione per il jazz negro che ha trovato in Kerouac un fanatico seguace di Charlie Parker, la libertà e l’improvvisazione che sono state il tema di SU LA STRADA.
La recensione di SU LA STRADA di Gilbert Millstein sul "New York Times", Kerouac l’ha vista a mezzanotte del 5 settembre 1957, in una edicola di una stazione della Subway, dove era andato a cercarla accompagnato da Joyce Johnson , che l’ospitava a New York e ha letto con lui l’articolo in un bar.
La recensione diceva: " questo libro è l’espressione più elegante, più chiara e più importante fatta finora dalla generazione che Kerouac stesso a definito beat e di cui è la principale incarnazione.
Come IL SOLE SORGE ANCORA di Hemingway è stato considerato, più di qualunque romanzo degli anni venti il testamento della Generazione Perduta, sembra certo che sulla strada sarà riconosciuto come il testamento della Beat Generation".
Joyce Johnson nelle sue splendide memorie PERSONAGGI MINORI  ha raccontato che "Kerouac non aveva l’aria felice, era preoccupato, come se non riuscisse a capire perché non era felice….. Si è addormentato sconosciuto per l’ultima volta nella sua villa. L’indomani mattina lo ha svegliato il telefono ed era già famoso".
Ma quegli anni di attesa col manoscritto di SU LA STRADA rifiutato da tutti lo aveva spinto a bere; e l’alcol aveva ucciso la sua dote più grande: l’entusiasmo.
Quando è cominciata la fatale emorragia della cirrosi, si è chiuso a chiave nel bagno per non essere salvato. Neal Cassady era morto l’anno prima e Kerouac, alla notizia della sua scomparsa, aveva telefonato ad un amico piangendo: " Amavo Neal più di chiunque al mondo. Ha ispirato ogni parola che ho scritto. Ora non c’è nient’altro da dire o da fare".

 SULLA STRADA DEL FURORE   IL TRAMONTO DELLA LEGGENDA   BAGDAD CAFFE'  

LA RIVOLTA DI UN POVERO BEAT

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